I FOSSILI DI PIETRAFITTA
Attraverso alcune testimonianze si è certi che le ligniti di Pietrafitta venivano sfruttate in passato dalle popolazioni locali come combustibile da riscaldamento. Queste opere di scavo, di modesta entità, sembra che portarono già agli inizi del 1900
<< …1966: La centrale è ferma per riparazione; io sono trasferito come tecnico in Calabria nella miniera di lignite del Mercure.Il mio compito era di assistere l’estrazione e trasporto della lignite dalla miniera alla centrale. Al Mercure sono rimasto per un anno, in quel periodo ho trovato in mezzo alla lignite interessanti resti fossili; ossi di animali di un milione di anni fa. Capii subito che erano ritrovamenti interessanti e così cominciai ad appassionarmi alla ricerca e recupero dei fossili.

Non sempre il lavoro e la fatica per portare alla luce un fossile erano premiate, purtroppo l’estrazione della lignite per produrre energia non poteva essere fermata e spesso le macchine escavatrici distruggevano il lavoro di isolamento del reperto che richiedeva giorni e giorni di lavoro. Pur avendo perso un grandissimo

quantitativo di reperti fossili, tutto ciò che è stato recuperato e salvato, rappresenta oggi, soprattutto per il numero di specie rinvenute, uno dei più ricchi e importanti patrimoni paleontologici non solo presenti nel territorio italiano ma anche europeo.
L’ASSOCIAZIONE FAUNISTICA DI PIETRAFITTA
Sono stati individuati e recuperati fino ad oggi a Pietrafitta i resti fossili dello scheletro di un centinaio di individui (escludendo le microforme) rappresentati principalmente da mammiferi e in parte da anfibi, rettili e uccelli.Oggi la lignite risulta praticamente esaurita e rimane solamente una piccolo banco minerario (Poderone), che essendo scaduta la concessione con molta probabilità verrà ricoperto dallo sterile di riporto.I resti dei vertebrati fossili e quelli dei mammiferi in particolare, sono stati oggetto di molti studi che hanno permesso di identificare:
In particolare i resti dall’elefante meridionale (Mammuthus meridionalis vestinus), sono quelli più abbondanti. Probabilmente il Mammuthus meridionalis era un frequentatore abituale del paleoambiente palustre per la disponibilità di cibo e la presenza di acqua. Resti meno abbondanti testimoniano la presenza di un rinoceronte di media taglia, Stephanorhinus cf. hundsheimensis . Piuttosto abbondanti sono anche i resti di bovidi, Leptobos aff. vallisarni e cervidi Pseudodama farnetensis e Megaloceros obscurus. Molti resti rinvenuti nel corso degli anni, e rappresentanti in modo sufficientemente completo l’intero apparato scheletrico, testimoniano la diffusa presenza del castoro (Castor plicidens) a Pietrafitta .Sono presenti anche rari resti un equide (Equus sp.). I micromammiferi, mammiferi di peso inferiore a 5 Kg, che rivestono una importanza rilevante nelle ricostruzioni paleoambientali e nelle correlazioni biostratigrafiche, sono presenti a Pietrafitta con diverse specie: Microtus (Allophaiomys) cf. ruffoi, Microtus (Allophaiomys) chalinei, Mimomys pusillus, Sorex sp., Talpa sp. e Sciurus sp..Ricca anche l'erpetofauna scavata dalle ligniti con abbondanti resti attribuiti alla tartaruga di acqua dolce, Emys orbicularis e diversi reperti di alcune specie del genere Rana, Latonia, Natrix e Vipera .
METODO DI RECUPERO DEI FOSSILI
Molto spesso i reperti si presentavano in un ammasso di ossa, fratturate, disposte in modo caotico e sovrapposte le une sulle altre; si doveva quindi in primo luogo decidere se l’estrazione doveva essere effettuata in un unico blocco o in blocchi separati per facilitare il lavoro di recupero e di trasporto.I fossili venivano messi allo scoperto usando piccoli utensili forgiati a scalpello o martelline con punta a taglio, ideali per isolarlo e staccarlo dal materiale circostante. Si ricopriva poi con carta inumidita, sulla quale si effettuava una colatura di gesso, ma più frequentemente di cemento a rapida presa. Veniva costruita poi di volta in volta sul posto una intelaiatura in filo di ferro per rendere più rigido il blocco, e facilitarne il trasporto.

Dopo il trasporto in laboratorio avvenivano le operazioni di distacco del fossile dalla lignite e dal cemento (alcuni fossili sono ancora oggi inglobati nel cemento). Nella raccolta paleontologica sono anche conservati resti scheletrici di pesci, che non sono mai stati oggetto di studi sistematici.
Questi resti permettono di attribuire l'associazione faunistica a mammiferi di Pietrafitta all'Unità Faunistica di Farneta, del Villafranchiano superiore (Pleistocene inferiore, 1.6 - 1.4 My B.P.). E’ dagli anni ’60 che si sta parlando di collocare i reperti paleontologici di Pietrafitta in una struttura adeguata all’importanza che essi rivestono, ma da allora ancora oggi giacciono in locali inadeguati all’esposizione.Luigi Boldrini , oggi scomparso, sognava che i “suoi” reperti fossero collocati in un museo dove tutti potessero osservarli e vedere il grande lavoro da lui svolto.
Lui stesso scrisse:
<<… Ho riportato alla luce questi animali , li ho riportati a rivedere il cielo e la pianura di Pietrafitta dove un milione di anni fa transitavano e pascolavano. Oggi tutti noi possiamo ammirarli: ad essere sincero sono orgoglioso di quello che ho fatto. Posso dire con tranquillità: questi sono i miei ritrovamenti, questi sono i fossili di un milione di anni fa a disposizione di studiosi e pubblico di tutto il mondo…>>
Oggi, alcuni anni dopo la sua morte sembra che qualche cosa si stia muovendo, e come disse Phantom F. Harlock, “I SOGNI NON SVANISCONO, FINCHE’ LE PERSONE NON LI ABBANDONANO” e a noi non resta che sognare ancora!


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IL MUSEO “Luigi Boldrini”
Inaugurato Giovedì 14 Luglio 2011 ore 18.00

La collezione dei fossili, tesoro di inestimabile valore scientifico, soprattutto per il numero di specie rinvenute, considerata uno dei più ricchi e importanti patrimoni paleontologici a livello europeo, finalmente ha trovato un'adeguata sistemazione nei locali del Museo Paleontologico “Luigi Boldrini” di Pietrafitta.

Giovedì 14 Luglio 2011 alle ore 18.00
nei locali del Museo Paleontologico si è tenuta l'inaugurazione della struttura che ospiterà i resti fossili rinvenuti nel bacino che circonda l'alta valle del fiume Nestore.
Il Museo prenderà il nome di colui che negli anni sessanta, ispezionando sistematicamente e continuamente gli scavi, in qualità di assistente capoturno di Miniera, iniziò a costituire la prima raccolta paleontologica, Luigi Boldrini; la cui passione può essere pienamente colta dai suoi stessi scritti: “ Capii subito che erano ritrovamenti interessanti e così cominciai ad appassionarmi alla ricerca e al recupero dei fossili. Quando riaprì la miniera di Pietrafitta, ritornai al mio lavoro con la qualifica di assistente Capo Turno di miniera. Lo feci con un altro spirito, con l'occhio sempre fisso sui banchi di lignite dove lavorava la macchina escavatrice per individuare qualche resto fossile.”
La collezione di resti fossili delle ligniti
quaternarie di Pietrafitta, è ora costituita da alcune migliaia di campioni ed è divenuta nel suo genere una della più importanti raccolte attualmente conosciute in Europa. L'attività mineraria sviluppatasi nel Bacino di Pietrafitta, con il suo bagaglio di “archeologia industriale”, intesa non solo come storia delle opere e dei macchinari utilizzati dall'industria, ma soprattutto come vicende di quanti hanno lavorato nella miniera e quindi storia sociale di un particolare ambito industriale e geografico, costituisce un ulteriore elemento a riconferma dell'importanza culturale dell'area.

Orario:
- VenerdÌ, Sabato
- 09:00 - 13:00
- 14:00 - 18:00
- Domenica
- 10:00 - 18:00
- INTERO 5 €
- GRATIS fino a 11 anni
- 2.5 € dai 12 ai 17 anni
- INTERO dai 18 ai 64
- GRATIS dai 65 anni
- GRUPPI:
- più di 25 visitatori € 3,00
- più di 70 visitatori € 2,50
- IL MUSEO È CLIMATIZZATO.
- Pietrafitta e i suoi fossili... Secoli di storia
Le ligniti di Pietrafitta sono parte della successione del Bacino di Tavernelle che circonda l'alta valle del fiume Nestore, nella parte centro-occidentale della Regione Umbria.
La deposizione delle ligniti ebbe inizio durante il Pleistocene inferiore, probabilmente in seguito ai movimenti tettonici che causarono l'elevazione del delta del paleo Nestore e la conseguente formazione di molti piccoli bacini caratterizzati da facies di acque dolci stagnanti.
I depositi lignitiferi sono in gran parte costituiti da materiale erbaceo, tra cui predominano i rappresentanti delle famiglie Cyperaceae e Graminaceae. Il paleoambiete deposizionale, era probabilmente costituito da aree paludose, sviluppate ai margini di un bacino lacustre e caratterizzate da un'abbondante produzione di materiale organico (marshland).
Verso la fine del Pleistocene successive attività tettoniche causarono la fine della sedimentazione palustre e l'inizio di un ciclo erosivo.
I depositi organici di Pietrafitta hanno restituito numerosi resti fossili di vertebrati, invertebrati, macroflora e materiale pollinico. I mammiferi rappresentano attualmente la parte più cospicua della collezione, con una grande varietà di specie. Inoltre, sono abbondanti i resti di varie specie di uccelli, tra le quali ricordiamo in particolare Anatidi del Genere Cygnus e Somateria, e di rettili (ad es. Emys orbicularis) ed anfibi (Genere Rana e Bufo). Recentemente sono stati recuperati anche tracce e resti di insetti (Coleotteri, Odonati, Neurotteri e Lepidotteri). L'associazione a mammiferi può essere riferita all'Unità Faunistica di Farneta, Pleistocene inferiore (1,6 - 1,4 milioni di anni fa).
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